grilliperlatesta.


Il silenzio è un utero

Il silenzio è una culla, un utero caldo.  Nascosta aspetto. Respiro. Respiro piano. Aspetto che la malattia che ha il tuo nome mi lasci, o che mi abbandoni io stessa, arresa e morbida come una sposa.

La pioggia batte sui vetri di questa giornata fredda, lascio che scivoli dentro la mia anima marcia e piagata. 

Lascio che bagni e sgualcisca un abito da sposa che non verrà mai indossato.

 


topamax

Potrebbe essere il nome di un sito porno topamax.org e invece no. E’ il nuovo mio migliore amico. Piccole pastiglie minuscole,mattina e sera, due volte al dì, stomaco pieno o stomaco vuoto non importa. Ho il cuore rotto e mi quindi fa male la testa, questo è il fatto. Emicrania cronica. Un dolore continuo e lacerante, che tengo a bada così, con una terapia preventiva che previene e mi consuma. Avrò perso qualche chilo.

Mi consumi anche tu, il ricordo di te, l’eco della tua voce. La forma delle tue scapole. Dove ho sbagliato? Mi domando. Ma è una domanda sterile, come io ora. 

Sei lontano da me. E io da me vorrei essere lontanissima.


La festa dell’ammore

Oggi è la festa degli innamorati. 

Quel San Valentino che si ricorda oggi è morto da martire


Ciao, io mangio la sabbia

Allora, bisogna ammetterlo. Dopo i venticinque il metabolismo di una donna cambia. Se prima ti potevi scofanare un mammuth intiero senza colpo ferire, se prima potevi ingoiare  serenamente come un boa hambuger e coca (cola) sotto la M dorata di Mc Donald’s senza problemi, a 28, 29 anni cominci ad accorgerti che se ti strafoghi di patatine queste ti si solidificano sul fianco e non ti abbandonano più,  che solo il pensiero di mangiare la nutella fa ingrassare e che, insomma, la soluzione è solo una: 

La dieta perenne 

La donna media di solito con pazienza certosina cerca di selezionare tra le infinite possibilità alimentari quelle che impediscono di trasformare il deretano in una mongolfiera e si ritrova con pochi, sparuti amici: il riso scondito, l’insalatina verde e il pollo lesso. Nei momenti di evasione una mela. Quindi in pratica una donna media patisce la fame. Oggi mi andavo lamentando con la mia collega Biondona: “Cavolo, ho fame, ho mangiato due mele e bevuto una tisana drenante. Cosa fare di più?”

“Aspetta Stella, ho io la soluzione: i cracker! “

“I cracker? Carboidrati? Ma sei pazza?”

La bionda sorride sorniona. “Non carboidrati: questi li mangi, ti si gonfiano nello stomaco… togliendoti la fame!”

Oh, che gioia! Penso io sulle prime. 

Oh, che schifo! Penso io subito dopo! I presunti cracker sanno di sabbia. Non hai più fame perché praticamente mandi giù sassi e ciottoli, cementifichi lo stomaco, potresti fare su un po’ di malta, ecco, coi cracker. 

Al terzo boccone ho pensato: in fondo qualcuno dice che la cellulite è rassicurante… 


“Ci pensa la mamma a te”

La mia zitellaggine inquieta molto la mia famiglia, al punto che spesso diventa un argomento di dibattito: “E’ così brava, ma perché non trova un bravo ragazzo, eh?” si domandano costantemente mia nonna, mia madre e le sue sorelle. E’ più facile scoprire se ci sono altri mondi abitati oltre al nostro che rispondere a questo quesito.
Oggi la mia mamma s’è svegliata con un sorriso sghembo e uno strano luccichio negli occhi: “Stella, vai al lavoro oggi?”
“No, mamma, ho deciso che posso vivere a pane e acqua, non mi serve lavorare”
“Sempre la solita spiritosona. Ti accompagno io in stazione”.
“Mamma, sono dieci minuti a piedi, non serve”:
“Dai che facciamo colazione insieme”.

Di fronte alla prospettiva consolatoria del cibo crollo e accetto il passaggio. Vedo che lei si lancia sulla nostra macchina con un’energia inconsueta, si piazza al volante rombando. Sembra alla partenza del Gp di Monza. Salgo in macchina e lei prende una strada diversa, non stiamo andando verso la stazione: “Mamma, dove mi porti?”
“Taci, tu”
Sbarchiamo di fronte al bar. E mia mamma fa “Stella, il barista è un figo pazzesco, alto, atletico, un po’ vecchio come piacciono a te. Vecchio, eh, ma ben tenuto. E secondo me è pure single, mica c’ha la fede”.
Inutile ribattere che il fatto che non sia sposato non significa che non abbia una donna: mi lancia dentro il bar. Ordino il cappuccio, lui mi mette il cacao sopra.
Chiaccheriamo del più e del meno, io sono gentile, la mamma sfodera un sorrisone da coccodrillo e blatera, mi sento una mucca in vendita.

Finita la colazione, il barista figo mi guarda “Allora, vai a scuola oggi?Hai qualche interrogazione???”
Io resto in ascolto, attonita. “A scuola??No, non vado a scuola. Ho 30 anni, vado al lavoro”.

Lui impallidisce: “Non dimostri l’età che hai, complimenti!”
Traduzione: sono secsy come una patata lessa.


Attenti al lupo?

Mamma, sai, mi hanno violentata. Una bugia. A sedici anni avere paura di ammette di fare sesso e imbastire una menzogna, figlia del razzismo, dei luoghi comuni e dell’incoscienza.  Che famiglia ha questa ragazza? Poliziotti, controllori. E’ dura avere sedici anni, conquistarsi gli spazi di un’autonomia adulta. Fossi nei genitori mi sentirei un fallito. 

Certo, lei non aveva idea di quello che avrebbe provocato. Un’incendio, le fiamme, un pogrom moderno. Abbiamo avuto i campi di sterminio e le Giornate della Memoria. Non è servito a niente. Gli squadristi hanno attaccato perché “quelli li rubano, violentano e se ne devono andare”. Sia chiaro, non sono la paladina degli zingari, so che la convivenza è difficile. Ma allora li bruciamo? Non sono uomini e donne, anche loro, come noi?

In un altra città un uomo prende la pistola per ammazzare i senegalesi, quali che siano. Una strage in cui perdono la vita due persone. Ho letto un commento alla notizia sul blog di Ravasi “Ma i due stranieri erano immigrati regolari?”. Che importanza ha? Non siamo immigrati anche noi, irregolarmente, molte volte e in molti Paesi?

C’è da stare attenti. Ma non agli stranieri. 


Il bon ton del sedile

Le vie della lite sono infinite. Ci si può menare per il carrello rubato al supermercato, perché qualche furbone cerca di saltare la fila in posta e pure in aereo, sappiatelo.  Un pilota è stato costretto a fare dietrofront, retromarcia, a tornare indietro perché due passeggeri si sono  pestati… proprio a causa di un sedile troppo reclinato.

Ora, io mi domando, ma che c’abbiamo noi umani a volte? Le pigne nel cervello? Ammetto riconosco e capisco che a volte sopravvivere a certi viaggi può essere diffiicile. L’ultima volta che io ho preso l’aeromobile veniva giu il diluvio universale (viaggio così poco che quando lo faccio scateno le tempeste) ed ero proprio in cima alla scaletta, bagnata. E quella che mi precedeva si è girata verso di me, ha aperto l’ombrello e lo ha scrollato, infradiciandomi definitivamente mentre mi diceva “Eh scusi eh”. E poi ci sono i bambini urlanti. E poi ci sono i sedili strettissimi, un invito all’anoressia. E poi magari non mancano pure le turbolenze. Io capisco tutto.

Ma tu, tu, infame passeggero, non puoi sollevarlo un poco sto sedile? Non vedi che hai il crapino poggiato sulle sue ginocchia? E tu, tu che ti incazzi per il sedile.  Capisco che siamo tutti nervosi ma la mamma non te lo ha insegnato che le mani addosso non si mettono eh? E adesso cosa facciamo, che a destinazione non ci sei arrivato ma sei tornato indietro eh? Non sarebbe stato meglio avere un poco di pazienza in più?Eh.

Uomini, animalini strani.


Io, quella dello sport ipotetico

Ci sono almeno tre tipi di sportivi: gli sportivi sportivi, i non sportivi, e gli sportivi ipotetici.

Gli sportivi sportivi fanno sport, comprano abbigliamemento tecnico che poi utilizzano, frequentano palestre e infilano molto spesso scarpe da ginnastica.

I non sportivi sono i pigri dichiarati, quelli che hanno il coraggio di dire “a me fare fatica non me piace”. E ci vuole coraggio in questi anni del 2000, quando se hai la quarantasei quasi quasi sei grassa, quando il fisico asciutto è quasi un dovere, come l’ascella profumata (Sia chiaro, l’ascella profumata è un dovere morale verso la collettività intiera).

Io sono una sportiva ipotetica. Ogni anno mi dichiaro pentita della mia costante immobilità e prometto di redimermi. E allora mi lancio in progetti e sogni ad occhi aperti: potrei fare il corso di pilates, potrei iscrivermi a nuoto, un anno addirittura ho immaginato di poter correre, la mattina appena sveglia (alle 5.30).

A volte addirittura cerco di uscire dal mondo delle ipotesi e mi iscrivo: mi metto in fila dal medico per il certificato (40 euri, con mastercard), mi metto in fila in palestra per l’abbonamento (60 euri al mese, con mastercard) e tante volte mi infilo pure in un negozio di abbigliamento (40 euri, con mastercard), perché serve la tutina giusta, no?

Il risultato?Il risultato è che disertare non ha prezzo! Mi impegno, parto bene ma dopo poco, appunto, diserto: “Ho fatto tardi al lavoro”…. “Sono stanca”… “Ho mal di testa”….”Venere è in trigono con Urano, gli astri mi sono contro”…

Sono un caso senza speranza. Ma quest’anno, pensavo, potrei provare GAG, la ginnastica per gambe, addominali e glutei!


Sono una donna fatta di kylobite

Leggo i giornali online, mi sono iscritta a un corso di inglese su internet, parlo con gli amici su Facebook, organizzo i viaggi col telefonino,  toso la mia erba virtuale della casa del Sims, scrivo il mio diario sul blog….

….Si può proprio fare tutto con questo computer! O no? :-P


Ciao, io parlo con le piante.

Ho una nuova amichetta e sono pazza. Ho una nuova amichetta che si chiama Adele e sono pazza perché la mia amichetta è una pianta e io, che non mi faccio mancare niente, parlo con le piante. L’ho trovata oggi e l’ho piazzata sulla mia scrivania, in bella vista e  ben illuminata. Qui nella foto la potete ammirare delicatamente posata sulla mia sedia, ma  la collocazione è dovuta solo allo shooting fotografico, non l’ho schiacchiata con il mio culone, uccidendola, vive ancora, per ora. 

Io parlo con le mie piante da ufficio, si. Sono due casi penosi. C’è Lazzaro, l’orchidea rediviva. Era in punto di morte quando me l’hanno affidata e io sulle prime ho sbuffato di fronte a quel relitto vegetale. Ma poi, si sa, dentro di me alberga uno spirito che si appassiona alla disperazione: non potevo fare altro che amarla. Mesi e mesi di cure ed è tornata ad avere ben quattro foglie verde brillante. Accanto a lei giace la Cosa. La Cosa è un’altra orchidea, cioè, un agglomerato di fogliame che forse in una vita precedente poteva essere un’orchidea. E’ stata la mia collega, la Biondona, ad affidarmela. Me l’ha fatta trovare davanti alla scrivania con un cartello “Ti prego, salvami”. 

E io parlo con loro, le coccolo e gli racconto un sacco di cose. Le piante hanno molte virtù che noi umani non abbiamo, donano gioia e  se le tratti bene ti ricompensano, a modo loro. Parlare con loro mi soddisfa proprio.

Lo so… dovrei farmela qualche domandina sulla mia salute mentale.